mercoledì 10 dicembre 2014

Meglio cattivi che in cattività

"Già ogni prendere le cose in profondità e alle radici è una violenza, un voler far male alla volontà fondamentale della mente, che mira incessantemente all’apparenza e alla superficie – già in ogni voler conoscere c’è una goccia di crudeltà". 
Al di là del bene e del male, Friedrich Nietzsche, 1885

Io gli aperitivi culturali li odio. Odio gli speaker di Radio3 quando parlano di libri come fossero hobby per casalinghe che vogliono darsi un tono. Odio la parlantina saccente e rilassata degli intellettuali di professione.
La letteratura, l’arte – o almeno quella che vale la pena venga ricordata – è sempre stata terrorismo, violenza, aggressività, dolore, carne, pelle, sangue, trasvalutazione dei valori, furia iconoclasta, martello di un qualche Dio alieno.
I grandi scrittori sono sempre stati cani rabbiosi, sovversivi, alienati, sofferenti, tutti divorati dalle contraddizioni dentro di sè e massacrati dalle contraddizioni fuori di sè.
La letteratura, l’arte – o almeno quella che vale la pena venga ricordata – soffre ad essere rinchiusa dentro un format, un evento culturale o una qualsiasi manifestazione della mediocrità collettiva. E se non soffre, allora si è assefuatta alla cattività, ed è diventata altro da sè. Ma così tutto finisce. Perchè una tigre ammansita dietro le sbarre non è più una tigre.