giovedì 21 gennaio 2016

Recensione: Wolf, Lavie Tidhar

Oggi pubblico su Satisfiction una recensione di "Wolf" di Lavie Tidhar, edito da Frassinelli. Puoi leggerlo qui.


Autore: Lavie Tidhar/Frassinelli/pp. 300/€ 20

Ci sono due estremi, due poli opposti, nella rappresentazione dell'Olocausto. Quello illuminato dalla luce freddissima di Primo Levi, tutto proteso a descriverci in modo analitico ciò che concettualmente è stato Auschwitz - ovvero la scientifica deumanizzazione di un popolo - e poi un altro estremo, un altro polo situato esattamente all'opposto, che è stato illuminato invece da una luce più che calda, torbida: sporca.
Parliamo di sangue. di merda e di sperma, ma si può dire anche: di sangue, di sesso e di soldi. Il lato "pulp" dell'Olocausto, che potrebbe essere stato inaugurato dal celebre romanzo "La casa delle bambole" (1955) di Ka-Tzenik, con la sua descrizioni maniacali delle violenze, della schiavizzazione, degli abusi sessuali dentro Auschwitz
Ma il vero exploit di questo bubbone "pulp" è avvenuto in Israele all'indomani del processo Eichmann (1960), che non ha regalato all'umanità soltanto "La banalità del male" della Arendt.
Negli anni sessanta infatti le edicole e le librerie israeliane sono state inondate da una quantità pazzesca di romanzacci economici, pubblicazioni oscene e raffazzonate, venduto dietro copertine pacchiane e scabrose. Libri che spuntavano dal nulla, venivano criticati, venivano condannati, venivano ritirati, ma venivano pure acquistati e letti con interesse morboso. Libri che finirono per girare quasi clandestinamente, scritti da autori rigorosamente sotto pseudonimo. Libri scritti da ebrei e destinati ad ebrei. Era una sorta di "pornografia dell'Olocausto", amplificazioni esasperate di dettagli vomitevoli e disturbanti con un interesse psicotico verso gli aspetti più turpi e perversi della Shoah: stupri, sevizie, torture, violenze e abusi di ogni tipo, sadomasochismo, perversità assortite.
E se "La casa delle bambole" divenne presto parte del "canone" ebraico sull'Olocausto, finendo perfino a rappresentare un caposaldo delle letture che si fanno a scuola in Israele - qualcosa di simile ai nostri "Promessi sposi" - di questa letteratura "pulp" è rimasta invece la leggenda, un ricordo vergognoso ma vivo, nella coscienza collettiva ebraica.
Il valore più grande di questo "Wolf" di Lavie Tidhar, edito in Italia da Frassinelli, è appunto l'omaggio a questo tipo di pubblicazioni, come viene ben spiegato nella fondamentale "nota storica" posta in appendice.
Un'operazione in cui l'autore - 40enne israeliano che vive a Londra, romanziere noir, bisnonni morti nei lager - riporta a galla questo lato oscuro della rappresentazione, e autorappresentazione, di quello spartiacque epocale nella storia umana che è stato l'Olocausto ebraico, un qualcosa che non riguarda ovviamente solo gli ebrei.
"Wolf" è un romanzo ucronìco in cui Hitler nel 1933 non ha vinto le elezioni ma è stato battuto dai comunisti, è stato rinchiuso in un lager e poi è riuscito a scappare a Londra, dove ha messo su una scalcinata agenzia di investigazioni private. La Germania è un avamposto sovietico e l'Inghilterra sta per essere egemonizzata dal fascista Oswald Mosley, che tuona contro gli ebrei ma anche contro tutti i profughi europei, tedeschi compresi. Siamo nel 1939 e la seconda guerra mondiale sembra stia cominciando lo stesso, anche senza la Germania hitleriana, per via dello scontro tra gli Stati Uniti e una straripante influenza sovietica sull'Europa.
Hitler a Londra si fa chiamare "Wolf" ed è un fallito. La sua Londra è quella dei quartieri miserabili, dell'umanità squallida e disperata, degli immigrati e delle puttane. Come investigatore privato si ritrova ad indagare sul caso di una ricca e giovane ebrea scomparsa. Reincontrerà molti suoi ex camerati, dediti ad un turpe traffico di esseri umani. Sarà pestato a sangue mille volte. Picchierà e sarà picchiato. Sarà mutilato. Sarà incastrato. Sarà umiliato tante e tante di quelle volte che presto il romanzo diventerà un gioco atroce al contrappasso, una tortura iconoclasta contro il personaggio di Hitler, una rivincita ebraica, un po' "Bastardi senza gloria" di Tarantino ma con tutt'altro stile. L'autore mischia atmosfere di Chandler con quelle di Lansdale , trascurando però del tutto l'eleganza e gettandosi a capofitto nel pulp più volutamente grossolano e sbrigativo. Continue metafore sessuali, volgarità esibite, scurrilità gratuite. L'intreccio noir è costruito con equilibrio e mestiere ma ogni episodio si conclude regolarmente con pestaggi sempre più violenti, sangue a go go, scene di perversioni sessuali - molto spazio al sadomaso, ma non solo - oppure descrizioni compiaciute di turpitudine, come nei casi in cui ci si imbatte nel traffico di esseri umani, nelle donne incatenate nelle loro celle orride e puzzolenti.
Un affastellamento eccessivo, traboccante, ridondante, un ritmo che non lascia respiro tra atrocità e atrocità, perversione e perversione, schifezza e schifezza, il che è il segno di uno stile e di una personalità narrativa, certo, ma che può anche non piacere, può generare nausea.
Ecco il punto. Il libro è importante come documento, come omaggio, come memento di un modo di vedere l'Olocausto che viene spesso dimenticato e trascurato - per perbenismo, imbarazzo, poco coraggio - ma suscita molti dubbi su molti suoi aspetti. Il tema meta-narrativo giustifica tutto - il titolo originale è "A man lies draming" - e c'è una coerenza di fondo che rende la pubblicazione significativa, come abbiamo già detto, ma ci si chiede spesso se questa continua rozzezza esibita abbia ancora senso nel 2016. Se tutta questa ossessiva, reiterata, prolungata, volontà di scandalizzare riesca davvero a scandalizzare ancora qualcuno. Oppure se, in questo caso, il confine tra scandalo e disgusto, provocazione e nausea, pungolo e conato, sia fin troppo sottile.


LINK ESTERNI

http://www.wired.it/play/libri/2016/01/07/wolf-ovvero-linvestigatore-privato-adolf-hitler/?utm_source=facebook.com&utm_medium=marketing&utm_campaign=wired

http://www.theguardian.com/books/2014/oct/15/a-man-lies-dreaming-lavie-tidhar-review-novel

http://www.fantascienza.com/19531/i-sogni-bugiardi-di-lavie-tidhar

https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2012/04/10/la-baracca-dei-tristi-piaceri/

http://www.anobii.com/books/La_casa_delle_bambole/010fd996b2eee68b8a

http://www.reteindra.org/BN0201/11.htm

https://nationalsocialistreeducation.wordpress.com/2015/10/14/the-holocaust-hoax-and-the-jewish-promotion-of-perversity-2/