venerdì 26 febbraio 2016

giovedì 25 febbraio 2016

Petaloso e la fine di tutto

Su sta cosa di #petaloso c'è lo schifo. Come al solito. Perché nessuno dovrebbe permettersi di intervistare un bambino di 8 anni (Guarda il video). Nemmeno se ci sono due rincoglionite come la madre e la maestra che fremono per apparire in televisione.
Ci sarebbe da strappare in mille pezzi il tesserino da giornalista. Ci sarebbe da stabilire, a chiare lettere, una volta per tutte: "Signori miei, cari i miei giornalisti, scrittori, intellettuali, gente che dovreste raccontare il mondo, basta con questa recita, basta con questa pagliacciata: è tutto finito. Andiamo a casa, su"
Poi, la sovraesposizione mediatica, il chiacchiericcio unidirezionale sui social, le prese di posizione, le opinioni, gli sfottò, le battute brillanti, i fotomontaggi, le periodiche grandi tematiche di cui parlano tutti e di cui poi tutti si dimenticano. Che cosa abominevole. Che umanità degradata.
Tutti subito a scattare in cerca di clic, questi accattoni del mainstream, questi miserabili del fenomeno social, queste amebe che cercano di cavalcare l'onda, di utilizzare energia non propria, perché loro non ce ne hanno più, di energia, non hanno più nemmeno un briciolo di personalità, unicità, originalità, ma perché non ce ne hanno più? (Forse è questo il punto) Perché sono tutti come morti?

mercoledì 24 febbraio 2016

Recensione: Annientamento, Jeff Vandermeer

La mia recensione di "Annientamento" di Jeff Vandermeer. Doveva essere pubblicata su Libido Legendi ma il progetto purtroppo è naufragato.

martedì 23 febbraio 2016

Recensione: Estetica del taglio, Tommaso Ariemma

La mia recensione di "Sul filo del rasoio. Estetica e filosofia del taglio". Doveva essere pubblicata su Libido Legendi ma purtroppo il progetto è naufragato.

lunedì 22 febbraio 2016

Recensione: Almanacco Siciliano delle morti presunte, Roberto Alajmo

La mia recensione di "Almanacco Siciliano delle morti presunte" di Roberto Alajmo", una piccola perla di Roberto Alajmo ripubblicata da Il Palindromo. Doveva essere pubblicata su Libido Legendi ma purtroppo il progetto è naufragato.

sabato 13 febbraio 2016

giovedì 11 febbraio 2016

I grillini a Bagheria e i tempi vili

A Bagheria è iniziata una partita pesantissima. Altro che Juventus-Napoli. Si deve buttare giù l'amministrazione comunale grillina perché il prossimo anno ci saranno le elezioni regionali in Sicilia e questa volta i grillini rischiano seriamente di vincere anche a livello regionale. Ed è partita la macchina del fango. Lo schifo a spruzzo. A Bagheria e nei forum su Facebook di Bagheria, che sono lo schifo dello schifo. Se la prendono con le FAMIGLIE del sindaco e di un assessore per una questioncina di case abusive, dimenticando il fatto che Bagheria - quell'assembramento urbanistico che oggi si chiama Bagheria - è cresciuta nell'abusivismo totale. Se la prendono con i padri di due ragazzi trentenni che gli si può dire tutto ma non che non siano onesti. Sono riusciti ad attaccarsi a questa cazzata delle CASE ABUSIVE DEI PADRI DI PATRIZIO CINQUE E LUCA TRIPOLI per scatenare un pandemonio, tutto un sabba infernale di sciacalli (i giornalisti) e vigliacchi (tutti gli altri). Nessuna intelligenza e nessuna onestà intellettuale, solo strumentalità e ipocrisia. Che a guardarlo da fuori, poi, è tutto decisamente ridicolo. A Bagheria non c'è NESSUNO che attacca l'amministrazione grillina che sia un comune cittadino o un osservatore esterno. Sono tutti politici o politicanti, gente che ha bisogno di un posto al sole, di un posticino al consiglio comunale per sé o per qualcuno vicino a sé, o che ha bisogno semplicemente di un po' di visibilità a buon mercato. Sembrano galline in un pollaio. Fanno ribrezzo. (Scommetto che se si votasse domani, il sindaco Patrizio Cinque verrebbe eletto con più voti dell'ultima elezione, ma sarà una mia impressione). Ora, i grillini hanno fatto un sacco di cazzate, a livello nazionale soprattutto, poi qualcosina pure a livello locale, ma proprio qualcosina qualcosina, però sempre in buona fede, restiamo sempre a un altro livello rispetto allo schifo che c'è intorno. E tutto questo accanimento qui, a Bagheria, questo attacco ipocrita strumentale disonesto cattivo rancoroso è segno di tempi violenti, tempi tristi, tempi vili.

mercoledì 3 febbraio 2016

Sul web la quantità è la qualità

Nei social network la quantità è la qualità. Se uno sfotte la ‪‎Meloni‬ per l'errore comunicativo relativo alla sua ‪gravidanza‬ annunciata al‪ Family Day‬ è satira. E' satira anche se lo fa in maniera pesante. Se lo fanno in mille, diecimila, centomila, le cose cambiano: lo sfottò diventa molestia, la satira diventa linciaggio. La quantità è la qualità. Anche perchè si innesca automaticamente il meccanismo della gara a chi la spara più grossa, a chi riesce ad essere più volgare e offensivo, e si perde del tutto di vista l'oggetto della critica satirica. E' un po' la stessa cosa che è successa con l'ultima Miss Italia e la sua gaffe "storica". E' molestia e linciaggio, e ci sta per un personaggio pubblico come la Meloni, e ci stava meno con Miss Italia, ma umanamente fa lo stesso schifo.

lunedì 1 febbraio 2016

Bolaño è come Venezia

Bolaño, mai letto nulla del genere. Dai suoi libri non si "prende", non si "impara", non si "capisce". Nei suoi libri si "entra", ci si "addentra", ci si perde, spesso, e ci si ritrova, e si perdono tante cose, e si ritrovano tante altre cose: circolarità e paradosso. Leggere Bolaño è come visitare Venezia, per dire, e perdersi tra le sue vie. E' un'esperienza di vita, come conoscere una persona nel profondo, viaggiare in un posto sconosciuto, vivere la vita di un altro, mille vite di altri. Bolaño è immersione. Nessuna categoria imparata nelle scuole di scrittura serve qui a niente, nessuna etichetta e criterio comunemente accettato. Ecco la particolarità della letteratura sudamericana, il suo "in più" rispetto a quella "occidentale" contemporanea: europea e americana. E' questo suo saper farsi mito, archetipo e prisma olimpico. E in ciò Bolaño si ritrova, suo malgrado, ad assomigliare al suo amato/odiato Marquez.
Qui la recensione su Satisfiction di Enzo Paolo Baranelli di "Notturno cileno", appena uscito nelle librerie italiane: "La prosa di Bolaño estende molteplici tentacoli, come una macchia d’inchiostro che si dirami in più direzioni, a trecentosessanta gradi, incontrollabile e definitiva già nel suo essere versata".