venerdì 12 febbraio 2016

Recensione: Degenerati, Amleto De Silva

Oggi pubblico su Satisfiction una recensione di "Degenerati" di Amleto De Silva. Puoi leggerla qui. 


In tempi di degenerazione la risposta è la guasconeria, il gesto spavaldo, l'orgoglio stolido, il non chinare la testa, la prepotente costruzione della propria leggenda. Il modello è Cyrano de Bergerac, l'eroe della commedia di Rostand del 1897 ispirato a un personaggio realmente esistito, “tale Hector Savinien Cyrano De Bergerac, una capa gloriosa del Seicento, spadaccino, letterato e gozzovigliatore”.
Cyrano ha il naso lungo e il suo amore per la cugina Rossana, bella e stupida, non potrebbe mai essere ricambiato. Quindi che fa? Trasforma il suo amore disperato in qualcosa di totalmente altruista, eroico, mitico. Non importa se il mondo fa schifo, il suo amore non fa schifo. Il suo amore lo eleva.
“È il modo in cui Cirano affronta la vita: la guasconeria, insomma. Questo suo rifiutarsi di aderire alla realtà, quando la realtà non gli piace, questo suo modo di essere autore della sua vita, e non solo attore. La guasconeria gli permette, tramite il rifiuto del mondo così com'è, di esaltare, con le sue scelte, quello che altrimenti sarebbe di una mediocrità insopportabile”.
Questo libro, “Degenerati”, è un'attenta lettura della commedia di Rostand, un saggio appassionato e passionale, ma è anche tutt'altro: è un pamphlet fulmineo e viscerale, un'invettiva satirica e moralista contro la “degenerazione” dei giorni nostri, una deriva della società odierna dove, nell'incremento di diritti e libertà apparenti, sembrano paradossalmente restringersi gli spazi per l'opposizione e per il pensiero divergente, per la pura e semplice elaborazione personale, intima, delle proprie idee, opinioni e stili di vita. Un fenomeno che è legato a doppio filo con l'esplosione della percezione della libertà di parola e di pensiero, la diffusione di massa dei social network, il dilagare della comunicazione e del marketing.
Il mondo ti dice che “bisogna saperti vendere” ed “è sempre un bene scendere a compromessi”? Il mondo ti confonde la testa con questi mantra che divengono sempre più ossessivi e totalizzanti? La risposta dell'autore è: sii guascone.
Amleto De Silva, vignettista, romanziere, autore teatrale, blogger (http://www.amlo.it/) ci regala così il suo libro più sentito. Un saggio letterario, come abbiamo detto, ma anche un'invettiva in grande stile, il tutto alla ricerca di una visione positiva, di un'etica contemporanea.
La lingua è un'effervescenza ammaliante, molto attraente, condita da efficaci espressioni napoletane e da un'erudizione che non stride affatto con il buonsenso partenopeo. Anzi, Amleto De Silva, grazie a questo suo particolarissimo modo di scrivere, e grazie a questa sua originalissima personalità culturale, ci conduce per mano in una Napoli che non c'è più, una città che era al centro della vita culturale europea, tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900.
Da questa Napoli l'autore pesca le sue storie esemplari di uomini che s'intersecano sulla figura di Cyrano: il poeta Ferdinando Russo, morto con una copia del Cyrano in grembo; il traduttore della prima edizione italiana del Cyrano, Mario Giobbe, che si suicida a 43 anni; e infine Roberto Bracco, giornalista, scrittore e autore teatrale di successo, che firma l'introduzione alla stessa prima edizione e che sarà al centro di una straziante storia di resistenza al fascismo che lo vedrà, ormai anziano, a rifiutare le cure mediche offertegli dal regime pur di non abbassare la testa.

Alcuni brani sulla “degenerazione”.

  1. “Il degenerato è l'esatto opposto dell'appassionato, il quale, appunto, vive una passione, anche in silenzio, nel chiuso delle sue mura domestiche. Il degenerato no, è un animale sociale (ovviamente la parola chiave è animale, non sociale) che gode solo nel cercare d'imporre ad altri la sua fissazione”.
  2. “Essere un guerriero non conta più un cazzo, l'importante è essere vestiti da guerriero e andare in giro sui social network dicendo di esserlo. Questo basta e avanza, ed è il primo sintomo di degenerazione”.
  3. Trent'anni fa i calciatori sembravano dei calciatori soltanto quando indossavano la maglia della squadra e giocavano a pallone. Vestiti in abiti borghesi, i calciatori di mostravano al mondo in tanti modi diversi. “Il calciatore era spesso sghembo, poteva essere rachitico o cicciotto, e quando era muscoloso – anzi, roccioso, si usava dire – lo era in modo, come dire, congruo alla società che lo aveva partorito: sembrava cioè uno che stesse lì lì per andarsi a fare un turno in catena di montaggio o in magazzino a montar pacchi su pacchi”. Oggi invece il calciatore si riconosce anche (e soprattutto?) quando non gioca a pallone. Quando viene paparazzato per strada o in discoteca. Ha la pettinatura da calciatore, l'abbronzatura da calciatore, il sopracciglio da calciatore, il muscolo da calciatore, il piumino da calciatore, la scarpa da calciatore.
  4. Stessa cosa per gli scrittori. Soprattutto per gli scrittori italiani. “Qualche giorno fa un settimanale ha pubblicato una foto di una dozzina di scrittori italiani (alcuni anche bravi, devo confessare), ed eccolo apparire: l'effetto calciatori fotografati in discoteca. Tutti uguali. Gli stessi colori, le stesse pettinature, le stesse espressioni corrucciate, lo stesso modello di scarpa e perfino lo stesso colore di calzini. Intendiamoci, non c'è niente di male nella cosa in sé, non siamo vecchie signore a un ballo di beneficenza che si scoprono con lo stesso abito: non è un dramma. Ma quando un gruppo di persone che non ha alcun motivo di sembrare quello che è, sembra esattamente quello che è, allora qualcosa non sta funzionando. Significa che quello che vuoi mandare all'esterno è un segnale di appartenenza. E se non sei un gruppo heavy metal o un corpo speciale dei Marines, o una gang di latinos, c'è qualcosa che non va. Quando il segnale che mandi all'esterno non è funzionale a quello che sei, vuol dire che il segnale è più importante, che quello che vuoi far sapere agli altri passa per il segnale e non per quello che sei. (…) Va bene per una punk band, non per uno scrittore o un dentista. Io la chiamo degenerazione”.
  5. “Se una volta, nelle società democratiche, un certo dissenso era tollerato, oggi, di fatto, lo è molto meno. (…) La maggioranza silenziosa è diventata una maggioranza scassacazzi, e una maggioranza scassacazzi sa essere violenta quanto una discreta dittatura. L'adesione al modello degenerato, oggi, è richiesta con forza subdola ma inflessibile e costante. Se una volta potevi startene tranquillamente in camera tua a sentire i dischi dei Clash, senza che qualcuno venisse a dirti che lo facevi perché stavi rosicando per il successo dell'ultimo singolo di Toto Cutugno, oggi non puoi più. L'adesione, lo stemmino del partito sul bavero della giacchetta, è obbligatorio, pena non già il carcere, ma la continua e costante rottura di coglioni. (…) La cosa, oggi, è più sottile, e insieme più potente, perché viaggia attraverso migliaia di evangelisti della cazzata, pronti a farti credere che l'adesione a modelli di comportamento che non ti appartengono sia, in qualche modo, conveniente”.
  6. Kurt Vonnegut, introduzione di Madre Notte. “Noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere”.
  7. “Mi capita spesso di discutere con amici del perché certi personaggi già abbondantemente ricchi e famosi si prestino a cose indegne: filmacci, comparsate in tv, libri orrendi. La risposta che ricevo, soprattutto da chi lavora nell'ambiente è che non è che non sono fessi, fanno i fessi per motivi di lavoro. Fingono. Ora, io capisco se a fingere di essere un perfetto idiota fosse uno col problema di mettere il piatto a tavola per i figli: bisogna pur sopravvivere, e in questi casi bisogna star zitti e alzare le mani. Il bisogno è il bisogno, e chi è in bisogno non può mai essere giudicato da chi non lo è. Se ti tocca di far l'idiota o morire, non puoi essere biasimato se fai l'idiota. Ma se sei già ricco e famoso, e fai l'idiota per soldi, allora sei quello che fai finta di essere. Lo sei. E il problema del degenerato è che è convinto di essere uno in gamba che fa finta di essere un cretino. Lui davvero, essendo degenerato, non sa, non si rende conto, di essere in realtà quello che fa finta di essere. E non se ne rende conto perché sono saltati tutti i codici, comportamentali e non”.
  8. “Chinare la testa e ottenere dei vantaggi non è una cosa che va bene a chi finge, è una cosa, invece che riesce a chi è. La favola che se abbassi la testa andrà tutto bene, è, appunto, una favola, che in genere vi racconta chi la testa non la alzerebbe mai. Intellettuali da due lire, poveracci pronti a incitarvi all'appecoronamento, gente che finge di essere gente che finge, ma che in realtà è gente che non finge affatto”.