sabato 13 febbraio 2016

Recensione: L'invenzione della Sicilia, Matteo Di Gesù

Oggi pubblico su Satisfiction la recensione de "L'invenzione della Sicilia" di Matteo Di Gesù, Carrocci Editore. Puoi leggerla qui.

Autore: Matteo Di Gesù/Carrocci/pp.160/18

Carrocci Editore pubblica saggi accademici di autori accademici che però hanno spesso il pregio di risultare utili e interessanti anche a un pubblico non accademico. Questo “L'invenzione della Sicilia” è un caso esemplare, un saggio sulla cosiddetta “letteratura siciliana”, sul rapporto tra gli scrittori siciliani e l'identità siciliana e italiana dall'Unificazione fino ai giorni nostri. L'autore, Matteo Di Gesù, è ricercatore di Letteratura Italiana all'Università di Palermo. Si può leggere molto di suo qui: http://www.doppiozero.com/autore/Matteo-Di-Gesu
Cosa ci può essere di interessante in un saggio sulla letteratura siciliana? Non tanto sulla Sicilia ma proprio sulla sua letteratura? E sulla Sicilia nella letteratura? Non sembra esserci argomento più paludato di questo. Niente di più accademico, sterile, noioso. E invece è il contrario.
Un saggio come questo è molto interessante proprio in tempi come questi, dove la contemporaneità si mostra gravida di troppe imprevedibilità future e incognite inquietanti.
Tempi in cui, se vogliamo banalizzare Bauman, il potere è globale ma la politica è locale e, in quanto locale, non può fare niente al cospetto del potere globale. Tempi in cui la politica è impotente e anche l'individuo è impotente, davanti al potere. Tutto sembra avvenire sopra di noi, in tempi come questi, e noi non possiamo farci niente.
Questa sensazione di impotenza e irrimediabile provincialismo, che si respira perfino a Roma, perfino a Milano, figuriamoci cosa dev'essere - oggi - nella periferia dell'Italia, che è a sua volta periferia d'Europa, e quindi nella periferia della periferia, ovvero nel Meridione d'Italia, più precisamente in Sicilia.
Periferia della periferia, questa Sicilia che è un territorio che rischia di diventare definitivamente, e una volta per tutte, una favela, una bidonville, un'area depressa, un ossicino spolpato.
Ma il paradosso è, invece, che questo pezzettino di terra nel mare - il piede dello stivale - è sempre stato, per l'Italia, una terra fatidica e imprescindibile. “È in Sicilia la chiave di tutto” diceva Goethe, e la Sicilia è sempre stata fatidica e imprescindibile per comprendere l'Italia. E lo è anche oggi.
Quindi è interessante e fa bene leggere questo saggio e lasciarsi prendere per mano dall'autore nel suo viaggi nella “invenzione della Sicilia”, «da intendere tanto nel senso di creazione letteraria quanto in quello di inventio: “rinvenimento”, “scoperta”, “conoscenza”».
«I capitoli che lo compongono - scrive Di Gesù – sono tenuti insieme dall'idea che fosse giunto il tempo di cominciare a rivedere criticamente alcuni dispositivi discorsivi che riguardano la cosiddetta “letteratura siciliana”, nonché da una fedeltà irrinunciabile, per quanto problematica, al magistero di Leonardo Sciascia. Ho provato a farlo rivisitando alcuni momenti della fondazione letteraria dell'ambigua nozione di “identità siciliana moderna”: dalla breve stagione dell'Illuminismo isolano alla comparsa della tematica mafiosa nella narrativa del secondo Ottocento, fino alle riscritture romanzesche dell'impresa risorgimentale”.
Un ripercorrere le origini dell'invenzione della Sicilia che poi è anche un ripercorrere le origini dell'invenzione dell'Italia, e affrontare senza retorica l'essenza del concetto di “mafia”, per esempio, o le diversità irriducibili tra la diversa gente che popola e ha popolato il paese, o le strumentalizzazioni o le strumentalizzazioni di strumentalizzazioni di queste diversità irriducibili o presunte tali, e poi le mille faziosità, i mille accanimenti, le mille distorsioni della storia italiana, e la sua natura perennemente in emergenza, umorale e vertiginosa, e quel suo riflesso vorticante, che in Italia e in Sicilia non è mai mancato sia come qualità che come quantità, che si chiama letteratura.
Il filo conduttore, la bussola, è la figura di Leonardo Sciascia, il cui luminoso senso della ragione si irradia su questioni pesantissime, ambiti facilmente demoralizzanti, sempre a rischio di diventare infernali.