venerdì 26 febbraio 2016

Recensione: Sicilia. Fabbrica del mito, Matteo Collura

Oggi pubblico per Satisfiction la recensione di "Sicilia. Fabbrica del mito" di Matteo Collura, appena ripubblicato da Tea. Puoi leggerla qui. 


Questo “Sicilia. La fabbrica del mito” è l'ennesima tappa dell'avventura intellettuale di Matteo Collura, classe 1945, agrigentino che da 40 anni abita a Milano dove scrive per il Corriere. È l'ennesimo tassello di un'opera che è tutta un perenne divagare, un continuo vagabondare, dentro, fuori e intorno alla grande questione della sua terra d'origine, la Sicilia: l'odio e l'amore per la Sicilia, il cercare di capire la Sicilia e il cercare di raccontarla e il cercare di sopportarla e lo strapparsi i capelli e l'allargare le braccia davanti a un tale problema.
Splendidi vagabondaggi e ammalianti esercizi di divagazione sono, ad esempio, “In Sicilia” (2004) e “L'isola senza ponte. Uomini e storie della Sicilia” (2007), due libri che - messi accanto a questo “Sicilia. La fabbrica del mito”, pubblicato nel 2013 da Longanesi e appena ripubblicato in edizione tascabile da Tea - compongono una sorta di trilogia sull'Isola, sui suoi luoghi, sui suoi personaggi e sulle sue storie. Un affascinante avanti e indietro nel tempo e nello spazio cui Collura ci accompagna e si fa accompagnare dai suoi “sei maestri”, fonti inesauribili di illuminazioni e lati oscuri della luna, spunti e visioni, punti di vista e profezie: Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Vitaliano Brancati, Gesualdo Bufalino e Leonardo Sciascia.
Così in questo libro ci si concentra sull'inesauribile energia incantatrice, favolistica e trasfigurante della storia e della geografia della Sicilia, un posto dove “tutto è destinato a farsi mito”, “un angolo di mondo dove la ferocia fa parte del paesaggio, dell'aria che si respira”, “un paradiso abitato da diavoli”, la terra dove – dicevano i viaggiatori romantici – “il diavolo venne a prendere moglie”, riferendosi in questo modo al mito - potremmo dire “fondante” - di Proserpina e Ade.
Da qui le suggestioni sono innumerevoli, e il libro si snoda sinuoso seguendo tre versanti diversi e intrecciati: il sesso, la focosità siciliana e il mito e il mistero della donna; poi la violenza, la pericolosità, la bestialità della terra siciliana, l'origine della mafia; e infine la “corda pazza” nella testa dei siciliani, la follia che cova sotto tante storie collettive e individuali, la mostruosità e il grottesco, l'esagerazione e l'iperbole, l'abnorme e lo sconcertante che spesso informano e hanno informato le cose siciliane.
Le vicende raccontate, mai decontestualizzate e gratuite ma sempre inserite in un preciso percorso narrativo e felicemente divagatorio, sono quelle di Franca Viola, Elio Vittorini, Vincenzo Bellini, Salvatore Giuliano, i monaci mafiosi di Mazzarino, Ippolito Nievo, il conte di Cagliostro, Raymond Russel, Alester Crowley, Ettore Majorana, Pietro Pisani e Francesco Ferdinando Gravina.
Ritratti vividi, racconti eccezionali, mille epoche che convivono l'una accanto all'altra, personaggi assurdi ed emblematici, vicende assurde ed emblematiche, saggezze, pazzie, furori, ferocie, misteri, passioni, millenni di storia che si fondono e si dilatano fino alla fantasmagoria finale, che chiude splendidamente il libro: “Nel dare la parola al principe di Palagonia, Giovanni Macchia (autore di “Il principe di Palagonia. Mostri, sogni, prodigi, nelle metamorfosi di un personaggio”, Mondadori, 1978) sintetizzò come meglio non si potrebbe il perenne mistero della Trinacria: «Empedocle predisse il ritorno nel caos dell’universo. La Sicilia non è la terra di Archimede. È la terra di Empedocle, la terra dei vulcani, la terra del fuoco... Tutto ritornerà come era... Caos, caos. Anche questa villa sarà distrutta... ». Sarà distrutta, la villa del principe di Palagonia (…) e molto altro del suo passato, in quest’isola. La stessa Sicilia sarà distrutta, e allora dal mare ancora gorgogliante emergerà un essere meraviglioso dal busto di gagliardo toro, dal quale svetterà una testa umana con le sembianze di un boss della mafia che ha terrorizzato il mondo; e un cerbiatto dalla coda di leone e con il volto di un celebre faccendiere che ha provocato lo sconquasso dell’economia... e serpenti alati, e pesci muniti di braccia e mani, con i volti di scienziati folli, di avidi monaci barbuti, di sghignazzanti aristocratici, e di banditi fieri di mostrare i loro sfregi, ammirevole lascito delle tante imprese... e sirene dalle ondeggianti pinne, i volti gocciolanti, un groviglio di serpi per capelli, di una bellezza irresistibile”.