giovedì 3 marzo 2016

Recensione: Contro l'antimafia, Giacomo Di Girolamo

Oggi pubblico su Satisfiction una recensione di "Contro l'antimafia" di Giacomo Di Girolamo, Il Saggiatore. Puoi leggerla qui.
Questo libro l'ho letto con dolore e senso di impotenza, forse perché è scritto con dolore e senso di impotenza. Ma, questo libro, mi chiedo, sarà utile o dannoso? Servirà a qualcosa? Sarà compreso bene o sarà volgarmente strumentalizzato? Questo libro è un'incognita. Non ho nessuna fiducia nei lettori. E ancor meno fiducia nei non-lettori da social network che gli arrivano input e subito saltano dalla sedia sputando sentenze, come scimmie urlatrici e cavie pavloviane. Ma d'altronde l'autore dice tutto nel prologo, azzeccatissimo, denudante: "Non ho mai avuto paura, adesso si".

Autore: Giacomo Di Girolamo/Il Saggiatore/pp. 250/€ 17

Un libro rischioso, che provocherà durissime reazioni. Ci saranno tonnellate di mugugni “privati” contro questo libro, ci saranno incazzature, indignazioni, imprecazioni. Ci sarà poi una bolgia “pubblica” sui social network, ci saranno interventi sui giornali, probabilmente fioccheranno querele, e chissà cos'altro ancora. Ma il rischio maggiore è un altro, argomentano quelli che già hanno cominciato a scagliarsi contro questo libro (almeno quelli che argomentano, molti altri insultano e basta). Il rischio maggiore è quello di contribuire a delegittimare l'antimafia “per principio”, “a prescindere”, “fare di tutta l'erba un fascio”, “buttare via il bambino con l'acqua sporca”, “il cesto di mele e le mele marce”, “alimentare la macchina del fango”, e così via di luoghi comuni.
Non puoi denunciare così, senza concedere attenuanti, le tante piccole grandi magagne dell'antimafia. Le tante piccole grandi cose-che-non-vanno nell'antimafia, le sue vanità, i suoi egoismi, le sue idiozie, le sue vigliaccate, le sue furberie, le sue prese in giro, le sue arrampicate, i suoi affarismi, i suoi personaggi turpi e disonesti, le sue truffe allucinanti, incredibili. Roba che cadono le braccia a terra, che c'è da strapparsi i capelli, sbattersi la testa contro il muro.
Non puoi farlo, dicevamo, perché la gente rischia di generalizzare. Non puoi attaccare così duramente l'antimafia perché questa rischia di perdere la sua credibilità e quindi la sua efficacia.
Il problema però è che l'antimafia - o forse è meglio dire “il movimento antimafia”, o meglio ancora “la parte maggioritaria e più visibile e più arrivista del movimento antimafia” - ci è riuscita da sola, a perdere la propria credibilità e la propria efficacia.
E l'autore lo dimostra offrendoci lo scorcio giusto, mettendo a fuoco il panorama, riunendo e collegando - cioè - le ultime notizie, gli ultimi scandali, le ultime oscenità, le ultime nostre amarissime sconfitte.
È un tunnel dell'orrore. Ci sono dirigenti regionali che gestiscono beni sequestrati con logiche privatistiche e affaristiche, di sfruttamento e arricchimento personale. Ci sono amministratori delle aziende sequestrate che se ne fregano della buona gestione, che affamano il territorio, che fanno fallire le aziende sequestrate, che lasciano in mezzo alla strada 72mila lavoratori in tutta Italia. Ci sono sindaci e imprenditori che fanno proclami antimafia e poi vengono beccati a braccetto con i mafiosi. Ci sono soggetti che cavalcano le intimidazioni subite, vere o presunte, per fare affari spudoratamente, arrivando perfino a truffare sui finanziamenti ricevuti. C'è il business del progetto per la legalità. C'è il business del terreno confiscato. C'è il business della costituzione di parte civile. Ci sono i professionisti di questo grottesco business: presidi, insegnanti, ragionieri, avvocati, azzeccagarbugli, faccendieri, traffichini, intrallazzatori. E poi ci sono le cooperative antimafia, le associazioni antimafia, le manifestazioni antimafia, i comitati antimafia, i politici antimafia, i giornalisti antimafia, gli artisti antimafia. C'è l'utilizzo dell'etichetta di antimafia per portare avanti operazioni poco pulite e senza nessun controllo. C'è l'utilizzo dell'antimafia come un qualunque altro strumento della lotta politica e affaristica, e dunque una cosa come un'altra, una cosa qualunque, che può servire - come tutte le cose qualunque, in questa irrimediabile e irredimibile terra - a perseguire interessi più o meno leciti.
E questi sono i furbi, i profittatori, che possono essere di grosso calibro e di piccolo calibro, spostandosi lungo l'asse che va dal semplice accattonaggio da miserabili fino alla delinquenza vera e propria, la delinquenza da delinquenti, il tutto condito da una evidente dose di sciacallaggio.
Poi però ci sono i cretini, gli utili idioti. Ci sono anche loro, non mancano mai di questi tempi. Sono quelli che portano avanti un'antimafia fatta di vuote celebrazioni, manicheismo ottuso, cori da stadio, retorica, slogan. Nessuno spirito critico, nessun ragionamento, nessuna intelligenza, nessuna voglia di abbracciare la complessità del reale, nessun interrogarsi sul reale, nessuna voglia di comprendere il reale. Soltanto un insieme di dogmi, santini e ritualità. Un campo dove tutto diventa idolo, icona. E le icone, si sa, sono entità cristallizzate e iperuraniche, astrazioni incapaci di dialogare con il presente e con il concreto. Le icone sono soprammobili che si mettono su un ripiano che non dà fastidio a nessuno e sono destinate a riempirsi di polvere. Le icone sono inutili, e nel campo dell'antimafia ridurre a icone Falcone e Borsellino, Peppino Impastato e Libero Grassi, ad esempio, è più che inutile, è dannoso.
Dunque, i profittatori e i cretini. Due facce della medaglia. E la medaglia è il fallimento dell'antimafia.
Una cosa buona avevamo in Italia, verrebbe da dire, e abbiamo rovinato pure quella. Perché è avvenuto come uno sfasamento tra mafia e antimafia. Un processo che adesso è giunto a una fase cruciale. Se la mafia, dopo le stragi del '92/'93 ha cambiato pelle (per l'ennesima volta nella sua storia), si è resa invisibile, liquida, meno radicata nel territorio, globalizzata e finanziaria, l'antimafia si è invece istituzionalizzata, è diventata tronfia, vuota e retorica, si è incancrenita, e molti suoi settori sono finiti in mano alla sconfortante fauna umana descritta in precedenza: sciacalli, furbi, profittatori, accattoni, delinquenti, cretini e utili idioti. Una fauna così ingombrante, chiacchierona, rumorosa - per motivi di interesse o per semplice idiozia - che rischia di seppellire definitivamente tutti i soggetti e le realtà associative che nell'antimafia avrebbero invece qualcosa di buono da dire e da fare, energie da spendere in modo utile, innovazioni e speranza da donare.
Questo processo di sfasamento, di traiettorie inverse e intrecciate tra mafia e antimafia, conduce al paradosso di un'antimafia che lotta, o meglio finge di lottare, contro una mafia che non esiste più, con mille distorsioni di conseguenza.
Questa la portata storica di questo libro qui. Un libro amarissimo, terribile. Un libro personalissimo, uno sfogo di uno che “c'è dentro”, una critica all'antimafia da parte di uno che fa antimafia e quindi, in qualche modo, anche una sorta di autocritica, ma anche un documento di rilevanza storica, che fotografa un ben preciso fenomeno collettivo.
Un libro che non è solo un'inchiesta giornalistica, però, che non parla soltanto di mafia, politica ed economia, ma che analizza anche un fenomeno “culturale” con passione e autorevolezza, un fenomeno che riguarda la semantica e la narrazione dell'antimafia, e più in genereale la violenza e la disonestà intellettuale, la faziosità e l'intolleranza, la pigrizia e il dilettantismo che cova sotto i dibattiti pubblici dei giorni nostri.
Un libro inoltre che presenta alcune tra le suggestioni più potenti in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni (i Moai dell'Isola di Pasqua), racconti efficacissimi e strazianti (i dipendenti licenziati dal gruppo 6Gdo che emergono dal silenzio come fantasmi), pagine - insomma - di altissima letteratura.
L'autore è Giacomo Di Girolamo, classe 1977, credo il migliore giornalista che ci sia in Sicilia. È uno che da vent'anni, tutti i giorni, si sporca le mani con l'informazione locale. Ha fondato e diretto un notiziario online in provincia di Trapani, conduce una trasmissione in radio (“Dove sei Matteo?”, sulle tracce di Messina Denaro), collabora con numerose testate tra cui Repubblica e Il Sole 24 Ore, ha scritto libri magnifici tra cui la prima autobiografia di (di nuovo) Matteo Messina Denaro. È un giornalista di provincia che non è mai provinciale, ha una visione chiara e luminosa delle cose, frutto di quasi vent'anni di informazione attenta, quotidiana, sul territorio. Cronache, interviste, opinioni, inchieste. Il suo “essere” antimafia è un “fare” antimafia. Il suo fare antimafia, il suo essere molto probabilmente il più grande esperto di Matteo Messina Denaro in Italia, è la logica conseguenza della sua quotidiana attività di informazione. È un giornalista che racconta la mafia e che quindi fa antimafia. E per questo può permettersi un libro come questo, sull'antimafia, contro l'antimafia. Un libro rischioso ma anche tremendamente coraggioso. E onesto. E importante.
Di Girolamo, infine, è secondo me un personaggio emblematico anche per altre ragioni. È uno che vive sulla sua pelle i prezzi da pagare che ci sono per chi vuole raccontare la realtà che lo circonda in un contesto come quello della Sicilia e della provincia siciliana. E cioè, come ha scritto una volta su Facebook: “Ex amici che non ti salutano più, persone che ti odiano, tifosi di questo o quel politico che ti insultano; querele e citazioni ad ogni piè sospinto, via via sempre più pretestuose; minacce che arrivano a me, alla redazione, alle persone a me vicine, telefonate anonime, biglietti con le croci, incontri ravvicinati”.
D’altronde Sciascia lo diceva tanti decenni fa, e le cose almeno da questo punto di vista non sono cambiate di tanto: “Lo scrittore in Sicilia è un delatore, un traditore, che racconta cose che l’opinione comune preferisce restino sotto un silenzio carico di commiserazione”.  

LINK

Sul libro

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-03c4b676-7ad9-438b-b930-ea63198078ed.html

http://www.lavocedinewyork.com/arts/libri/2016/02/22/giacomo-di-girolamo-contro-l-antimafia/

http://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2016/02/ma-allora-e-un-libro-in-difesa-della-mafia/

http://www.siciliainformazioni.com/antonino-cangemi/269911/latto-daccusa-contro-lantimafia-di-di-girolamo

http://www.rivistastudio.com/standard/le-cartoline-dellantimafia/

http://www.spreaker.com/user/giadg33/attilio-bolzoni-per-contro-lantimafia

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/02/12/che-fine-ha-fatto-lantimafia39.html

http://livesicilia.it/2016/03/05/e-giunse-lalba-dei-libri-anti-antimafia_723384/

https://ettoremarini.com/2016/03/12/tu-hai-vinto-matteo-perche-hai-reso-la-mafia-invisibile-come-te-recensione-al-libro-contro-lantimafia-di-giacomo-di-girolamo/

https://www.youtube.com/watch?v=biMSXLfIUXY&feature=youtu.be

Reazioni al libro

http://www.qualcosadisinistra.it/2016/02/27/antimafia-da-salotto-e-libri-da-caminetto/

Su argomenti legati al libro

http://ilmattinodisicilia.it/17047-la-mafia-oggi-e-parte-delleconomia-legale/

http://ilmattinodisicilia.it/17015-lassociazione-antimafia-che-spende-i-soldi-in-parate-magliette/

http://ilmattinodisicilia.it/17043-come-fare-fallire-unazienda-confiscata-alla-mafia-il-caso-del-gruppo-6gdo/

http://www.panorama.it/news/cronaca/a-volte-lantimafia-sembra-mafia/

Sulle tre pagine a pagamento su Social

http://www.malitalia.it/2016/02/trapani-le-pagine-a-pagamento-contro-i-giornalisti-come-siamo-caduti-in-basso/

Su Di Girolamo

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/dove-sei-matteo-piccola-radio-marsala-giacomo-girolamo-88356.htm

Pezzo di LiberaInformazione

http://www.antimafiaduemila.com/home/opinioni/234-attualita/59004-l-antimafia-tra-fiction-e-realta.html

Intervista

http://www.magzine.it/giacomo-di-girolamo-lantimafia-non-esiste/

Articolo Paolo Mieli su Corriere

http://www.corriere.it/opinioni/16_aprile_07/antimafia-profezia-sciascia-confindustria-93422d34-fc26-11e5-a926-0cdda7cf8be3.shtml

Su Pino Maniaci, maggio 2016

http://www.lavocedinewyork.com/mediterraneo/sicilia/2016/05/09/antimafia-con-le-corna-a-posto-e-noi-col-dolore-fitto/

Successivi

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/05/13/antimafia-spa-cosi-la-legalita-e-diventata-un-business/30349/

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/versione-mughini-sto-leggendo-libro-contro-antimafia-126092.htm