mercoledì 4 maggio 2016

Brutte copie

L'invadenza dei fotografi alle cerimonie di matrimonio è la cifra di un mondo alla deriva. La cerimonia religiosa si piega alle esigenze della sua rappresentazione audiovisiva. Gli sposi aspettano il cenno del fotografo per camminare, per girarsi, per darsi la mano, per baciarsi. Il prete chiede permesso al ragazzino del flash per poter dare la sua benedizione e per officiare il suo rito millenario, così, senza nessun orgoglio, senza nessuna indignazione, la Tradizione che è si resa precocemente conto che ormai ogni rito è svuotato di senso, che è rimasta soltanto la rappresentazione audiovisiva a spargere un po' di senso su questa realtà-sempre-meno-realtà-e-sempre-più-boh. Poco ci manca che il fotografo dica: "Ciak si gira", "Non va bene, rifacciamolo". Poco ci manca, per incoronare definitivamente il fotografo come Sovrano della Realtà. La realtà, questo gran bordello. Il selfie costante e l'ansia di fare sempre la foto del Bel Momento che stiamo vivendo, l'ansia ossessiva e psico-patologica di non perdere l'occasione per costruire un Bel Ricordo - alimentata dalla disponibilità illimitata e mobilitante e paralizzante data dallo smartphone - questa ansia è la smorfia della maschera beffarda che è la nostra condizione di occidentali del terzo millennio. Una smorfia che non si capisce se è un riso o un pianto, perché una volta era così: prima si viveva e poi si ricordava; mentre adesso invece si rischia di non vivere più perché c'è l'urgenza del ricordo, o meglio: adesso la costruzione del ricordo - la facilità di costruzione del ricordo, data dallo smartphone - rischia di annullare l'esperienza (perché ricordo ed esperienza hanno tempi diversi e qualità diverse, così come vita e narrazione sono due cose distinte e separate, e se la seconda prevale sulla prima, beh, abbiamo qualche problema). E nella testa, nelle nostra testa, cosa ci fa Tutto Questo? Il nostro primo bacio è arrivato dopo aver visto in tv almeno un migliaio di Primi Baci. Ogni esperienza che viviamo ha generalmente un suo corrispettivo mediatico, un modello, un’idea, uno stereotipo di solito già abusato e logoro. Tutto in effetti sembra abusato e logoro. Tutto ciò che riguarda la nostra vita di tutti i giorni, le nostre grandi e piccoli esperienze. C’è spazio per il nuovo, in questo mondo qua? O siamo condannati a essere tutti e sempre Brutte Copie di qualcosa? Condannati a vivere una vita di merda (o una non-vita) ma in compenso possederne un Bel Ricordo? Vivere una vita di merda ma venire bene nelle foto?