venerdì 3 febbraio 2017

Recensione: Al mondo ci sono solo isole. Filosofia dell'intensità, Tommaso Ariemma

Oggi pubblico su Satisfiction una recensione di "Al mondo ci sono solo isole. Filosofia dell'intensità" di Tommaso Ariemma. Puoi leggerla qui.


“Non c'è mondo, ci sono solo isole” disse Derrida durante l'ultimo corso di lezione della sua vita. Deleuze affermò invece, in uno scritto giovanile mai pubblicato, che è proprio il concetto di isola ad essere intrinsecamente legato alla possibilità, addirittura alla speranza, che un mondo ci sia. L'isola come concetto “arcaico” per eccellenza. Come un' “arca” dove custodire tutti i significati dell'esistenza umana, la sua libertà e la sua capacità creatrice di eterno ricominciamento.
Scrive Tommaso Ariemma, l'autore di questo libro: “Dinanzi all'isola l'uomo vede ciò che lo anima, ciò che egli stesso è: qualcosa di separato (…) Appena pensiamo qualcosa è come se la estraessimo dal mondo, se la salvassimo dalla totalità. Estrarre, però, non è la parola giusta. Pensare qualcosa significa, infatti, isolarla, separarla e la nostra anima diventa il mare che la circonda. Pensare è isolare. Pertanto, per il fatto stesso di essere pensata, ogni cosa assume la forma di un'isola” (p.12).
Eppure: “Tutti quelli che vedono nell'isola un emblema di ciò che è remoto o puro o protetto si sbagliano di grosso” (p.14). Come Adolf Hitler, che vide il dipinto “L'isola dei morti” di Arnold Böcklin come un simbolo di purezza e immutabilità, come una difesa estrema contro ogni contaminazione, meticciato e, in definitiva, come un muro contro ogni rapporto con l'esterno. Mentre non si accorse che, anche nel dipinto, l'isola è sempre “il territorio di arrivi e dunque di cambiamenti”. (p.17)
“Se l'essere umano è soprattutto un essere in relazione, l'isola ci spinge, allora, a considerare la relazione primitiva, originaria, che viene dalla separazione, ovvero da ciò che sembra mettere in questione la relazione stessa. Secondo il filosofo Jean-Luc Nancy, infatti, la realtà dell'isola consiste soprattutto nei suoi rapporti: “si parte, ci si viene. Essa invita da sola ad attraversare il mare che la circonda, a toccare altre terre. L'esposizione - l'essere fuori di sé - costituisce la verità dell'isola”. Non si dà relazione - e relazione nella sua intensità - se non a partire, dunque, da una separazione che l'isola incarna” (p. 13).
Anche Heidegger parla dell' “isolamento” come di “un concetto fondamentale”, alla base del nostro essere e soprattutto del nostro essere in relazione: un “divenir-soli nel quale soltanto ogni uomo giunge alla vicinanza essenziale di ogni cosa: in prossimità del mondo” (p. 13).
Ma scrivere di isole, buttare giù spunti per una filosofia dell'isola, e farlo in questo modo, non è qui solo un pretesto per saltellare dottamente tra filosofia contemporanea e classica, arte e letteratura, attualità e cultura popolare - come peraltro l'autore di questo libro sa fare molto bene - ma qualcosa di più.
Parlare di isole, farlo dal punto di vista filosofico, con un occhio di riguardo sia per i maestri del pensiero del passato sia questo mondo che la storia ci ha consegnato, è qualcosa di fondamentale in tempi di sconvolgimenti globali, grandi migrazioni e sradicamenti traumatici (potremmo dire: Lampedusa oggi è l'isola per eccellenza) ma anche in tempi di isolamento psicologico, atomizzazione sociale e solitudine generalizzata mescolata all'immenso pastiche culturale postmoderno di cui ancora nessuno sa trovare un'interpretazione pacificante, una ragionevole previsione del futuro e una bussola che ci permetta di orientarci e soprattutto di calmarci.
Ariemma, filosofo che qualche tempo fa è diventato celebre come esponente della pop-filosofia (qui: goo.gl/tf6OMe – goo.gl/vMYjSe) ma soprattutto autore di saggi originali e interessanti (leggi qui le recensioni su Satisfiction: goo.gl/CGgRyi - goo.gl/8aouSZ ), si inoltra in questo libro - parlando di Hegel e degli idealisti tedeschi, di Platone e dei sofisti, di David Foster Wallace e di Jonathan Franzen, di Kate Moss e dell'anoressia - in una acuta riflessione su un tema che sembra eccessivamente astruso e che invece è profondamente legato alla nostra vita di tutti i giorni.